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All’assessore alla Famiglia e alla Scuola
Gianluigi De Palo
Al direttore del dipartimento dei Servizi
Educativi e Scolastici del Comune di Roma
Giovanni Williams
Al Presidente del Municipio Roma 6
Giammarco Palmieri
Al Direttore Municipio 6 Tiziana Orsi
Al Dirigente U.O.S.E.C.S. Antonino De
Cinti
Roma, 18-03-2011
Oggetto: lettera degli AEC in risposta alla circolare CF 15494 del 10-03-2011
Vorremmo ricordare ai rappresentanti delle istituzioni alcuni aspetti importanti della nostra professione di AEC,
a cominciare dal nome: Assistente Educativo Culturale. Quel termine, “educativoâ€, non crediamo sia lì per
caso, visto che operiamo in quella che finora è stata l’agenzia educativa per eccellenza: la scuola.
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Perché una alunno con disabilità dovrebbe essere affiancato
a scuola da personale specifico? Non è scritto forse che tutti gli esseri
umani, senza distinzione, “nascono liberi ed eguali in dignità e diritti†(Art.
1 della Dichiarazione universale dei diritti umani, 1948) e che “Tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale†(Art. 3 della Costituzione Italiana,
1948)?
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In una città dove forze politiche che siedono in parlamento chiedono che i bambini rom portino i capelli corti per non portare i pidocchi a scuola. Dove disumanità e ipocrisia sono gli unici strumenti per affrontare i problemi. Dove a campi di concetramento storici, i campi rom, si affiancano campi di concentramento nuovi di zecca per chi fugge da guerre e fame e cerca il suo futuro qui in Italia. Dove i fascisti in doppiopetto che siedono al Comune sostengono quelli con le spranghe. Dove tutto deve generare profitto. Dove tutto ha senso solo se diventa merce. Chi lotta a viso aperto per un diverso modo di vivere la cittadinanza – solidale, non mercificata, libera da interessi economici e connivenze – diventa un bersaglio.
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Uno Sportello di informazione e inchiesta sul lavoro nel territorio del Municipio VI.
L’idea è nata il 12 febbraio in un incontro tra il Comitato di quartiere Pigneto Prenestino e alcuni lavoratori autorganizzati, all’interno dell’assemblea popolare su Lavoro e servizi sociali nel VI Municipio.
Si è discusso dello sfruttamento in un territorio conosciuto più per la movida che per le reali condizioni di vita e si è deciso di dar seguito all’esperienza.
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In via Fanfulla da Lodi 38 da 20 anni vive una comunità di senegalesi, artigiani e venditori ambulanti che qualcuno vuole buttare fuori dalla loro casa.
Questa storia comincia 10 anni fa: il proprietario prende da un gruppo di cittadini senegalesi, 1700 euro in nero al mese per la malandata casupola. Coerentemente con il costume italico e romanissimo per anni non bada alle condizioni della casa, del fatto che il muro di cinta crolli, che il tetto sia una bella lamiera e che gli impianti siano fatti con i lego.
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