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FANFULLA DA LODI È RISORTO E PARLA WOLOF

In via Fanfulla da Lodi 38 da 20 anni vive una comunità di senegalesi, artigiani e venditori ambulanti che qualcuno vuole buttare fuori dalla loro casa.

Questa storia comincia 10 anni fa: il proprietario prende da un gruppo di cittadini senegalesi, 1700 euro in nero al mese per la malandata casupola. Coerentemente con il costume italico e romanissimo per anni non bada alle condizioni della casa, del fatto che il muro di cinta crolli, che il tetto sia una bella lamiera e che gli impianti siano fatti con i lego.

 

Giustamente, viene da dire, “sò negri n’hai visto come vivono ar paese loro”. A maggio il Comune decide di intervenire e, finalmente individuato il vero problema, ossia i senegalesi zozzi, ordina un intervento straordinario di pulizia.

 

Ore 7.00: una pattuglia dei vigili cerca di convincere delle persone appena svegliate a prendere le loro cose e ad andare in un bellissimo posto chiamato centro di accoglienza perché la casa deve essere pulita e messa in sicurezza.

Questo è il momento del risveglio del condottiero: Fanfulla da Lodi comincia a chiamare alcune persone del quartiere, il Centro Sociale Ex Snia, il Comitato di Quartiere per dire – aiuto, che dobbiamo fare? Dopo un paio di giorni di trattativa ci si mette d’accordo. Il Comune fa l’intervento, la Asl lo certifica e i senegalesi rientrano in casa.

Nel frattempo il proprietario passa per riscuotere l’affitto ma trova tanta gente incazzata. A luglio viene detto che la casa non è agibile e che si provvederà al suo sgombero. Ad agosto arriva una lettera del Comune che dice che è partita la procedura per la messa in sicurezza dello stabile e che c’è una settimana per fare appello. A fine settembre arriva una lettera firmata da Alemanno in persona che dice che c’è un mese per levarsi di torno o per fare ricorso.

Fanfulla non si dà per vinto e assieme ai suo amici e ai senegalesi decide che da lì non esce nessuno e che entro la data prevista per lo sgombero la casa sarà autorecuperata. Nel frattempo si presenta un ricorso per bloccare lo sgombero. Uno sgombero dettato dalla speculazione immobiliare che sta soffocando il quartiere, e dalle condizioni di precarietà che italiani e stranieri sono costretti a subire.

Il Comune di Roma allora applica un copione facile facile, e avvia la procedura di sgombero per motivi igienico-sanitari determinando una situazione di vantaggio per il carnefice. Lo sgombero a tutela dei residenti è rapido e inoppugnabile.

L’obiettivo è lo stesso: abitazione libera e pronta da mettere sul mercato, magari aspettando il piano casa per ampliare la cubatura. Se le Istituzioni garantiscono i più forti, gli abitanti solidali del quartiere e le realtà sociali hanno deciso assieme ai residenti di via Fanfulla 38 di non permettere questa ennesima ingiustizia.

Oggi sono finiti i lavori e la casa è salubre e sicura. Il Tar, il 12 gennaio, ha disposto la sospensione della sgombero e stabilito che una nuova ispezione deve essere fatta da un ente terzo e imparziale. L’ispezione c’è stata ed è stata positiva. Il 22 giugno questa vicenda dovrebbe avere una conclusione ma Fanfulla non tornerà ad ad essere un nome inciso su una targa.

Rimarrà un condottiero con cucchaira e cofana ben saldi in mano!

La lotta paga!

Questo articolo è stato letto: 304 volte
 

Commenti  

 
#1 Nelson 2012-05-09 15:47
ottimo articolo! :roll:
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