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| Riunione ANPI con cadenza bisettimanale | |||
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exSerono Via del Pigneto 22 |
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| lettera degli AEC in risposta alla circolare CF 15494 del 10-03-2011 |
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All’assessore alla Famiglia e alla Scuola Al direttore del dipartimento dei Servizi Al Presidente del Municipio Roma 6 Al Direttore Municipio 6 Al Dirigente U.O.S.E.C.S. Roma, 18-03-2011 Oggetto: lettera degli AEC in risposta alla circolare CF 15494 del 10-03-2011 Vorremmo ricordare ai rappresentanti delle istituzioni alcuni aspetti importanti della nostra professione di AEC, a cominciare dal nome: Assistente Educativo Culturale. Quel termine, “educativo”, non crediamo sia lì per caso, visto che operiamo in quella che finora è stata l’agenzia educativa per eccellenza: la scuola. E’ chiaro a tutti ormai che da più di dieci anni il nostro intervento non consiste in una semplice assistenza di base a scuola; si tratta quasi sempre di percorsi formativi didattici ed educativi nei quali noi cresciamo insieme ai nostri ragazzi. Ci sembra davvero avvilente che le istituzioni pubbliche si ricordino di noi solo quando si tratta di togliere, limitare e criticare, senza curarsi affatto dell’importanza del nostro ruolo all’interno di una scuola che (e anche questo purtroppo è chiaro a tutti) ogni giorno risulta più precaria, disorganizzata e priva di risorse. Abbiamo compreso bene il significato della nota del 10 marzo sulla regolamentazione della mensa scolastica: gli AEC delle cooperative non hanno diritto al pasto gratuito in quanto il loro datore di lavoro (la cooperativa) deve farsi carico delle spese. Ci chiediamo se da parte sua l’Amministrazione Pubblica abbia compreso le reali conseguenze del provvedimento. E’ molto improbabile che le cooperative dispongano delle risorse sufficienti per far fronte a tale spesa. Ciò si tradurrà di fatto nell’impossibilità di pranzare insieme ai bambini e ai ragazzi con cui lavoriamo quotidianamente. Ci teniamo a ribadire che la maggior parte di noi è impegnata a scuola tutti i giorni dalle 6 alle 8 ore, senza alcuna pausa. Al momento del pasto non solo siamo in servizio, ma svolgiamo in pieno la nostra funzione educativa. Bambini che in prima elementare rifiutavano di scendere a mensa con i compagni e non mangiavano altro che un solo cibo particolare, in quinta riescono a sedere a tavola con gli altri e a consumare lo stesso loro pasto; altri, che all’inizio del ciclo elementare rovesciavano il tavolo o si gettavano a terra battendo la testa sul pavimento se veniva loro rifiutato il terzo o il quarto bis, sono arrivati alla fine del ciclo scolastico elementare in condizione di restare a tavola con i compagni e di moderarsi nella richiesta di cibo senza alcuna crisi. Come pensate che questi risultati (potremmo fornirvi decine e decine di altri esempi concreti) siano stati possibili? Semplicemente con la costanza e la pazienza degli operatori che tutti i giorni hanno consumato lo stesso pasto dei bambini insieme a loro e a tutta la classe. Ci domandiamo se per l’Amministrazione è chiaro che quando siamo a tavola con i bambini siamo al lavoro e non stiamo semplicemente “pranzando” ma stiamo mettendo in campo i nostri strumenti di professionisti per aiutare gli alunni che ci sono stati affidati. Non ci spaventa affatto procurarci un panino per pranzo: quello che ci dispiace maggiormente è di non poter più svolgere una parte del nostro lavoro. Molti degli alunni che assistiamo non hanno problemi di autonomia tali per cui necessitano di essere imboccati. Sono ben altre le difficoltà : sono il non riuscire a gestire un contesto con numerose persone, la difficoltà a controllare alcuni impulsi, ecc. Sedere a mensa e “vigilare” sui loro comportamenti non solo non è utile ma è dannoso perché insegniamo loro che il nostro compito è di tenerli a bada. Non siamo “cani da guardia” (una strategia che nella nostra esperienza non è mai funzionale) e francamente cominciamo ad essere stanchi di essere considerati fannulloni, intriganti e adesso addirittura “scrocconi”. Vorremmo che la Pubblica Amministrazione tenesse presente che non ci sono solo voci di spesa da contenere nella nostra professione. C’è anche la dignità delle persone: la nostra di lavoratori che vorrebbero essere rispettati e quella dei nostri alunni speciali, che non sono “animali” da tenere buoni per evitare che disturbino o che creino problemi (i problemi in realtà li creano scelte affrettate come questa). Siamo cittadini che lavorano con e per altri cittadini. E meritiamo tutti quanti rispetto. Ci auguriamo che questa nostra lettera sensibilizzi chi di dovere, a sostenere positivamente la missione che noi quotidianamente pratichiamo, ricordando che in caso contrario a farne maggiormente le spese saranno ancora una volta le persone più svantaggiate: gli alunni che noi assistiamo. Svantaggiati, non a causa della loro etichetta di “disabili” ma a causa di una società che si mostra sempre più lontana da quei principi di inclusione e integrazione che invece la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite ha sancito il 3 maggio 2008 e che l’Italia ha fatto sua come legge il 24 febbraio 2009. Sollecitiamo pertanto le istituzioni a prendere seriamente in considerazione la nostra proposta che è quella di una deroga almeno fino a giugno, visto che il Comune ha potuto aspettare dodici anni prima di emanare il suo provvedimento. Nel frattempo auspichiamo l’apertura di tavoli di discussione ai quali possa partecipare anche una nostra delegazione per mettere a punto una nuova convenzione che tenga conto di tutte le esigenze normative (Convenzione ONU 2008, legge 104/92, legge 328/2000 comprese, oltre alle esigenze di bilancio) e civili. Distinti saluti Gli AEC del Municipio Roma 6 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. |
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